CREMONA, 10 GIUGNO 2022

GIORNATA DELLA FIENAGIONE

A PANDINO (CR) C’ERA ANCHE AIFE/FILIERA ITALIANA FORAGGI

AIFE/Filiera Italiana Foraggi ha partecipato il 10 giugno 2022 alla Giornata Tecnica dedicata alla Fienagione organizzata da Edagricole-Tecniche Nuove, svoltasi alla Corte Sant’Anna di Pandino, in provincia di Cremona.
L’iniziativa ha previsto una presentazione in campo delle soluzioni tecnologiche più innovative per la raccolta del foraggio, durante la quale i numerosi agricoltori che si sono dati appuntamento hanno potuto visitare i cantieri di lavorazione e le relative dimostrazioni in campo.
AIFE/Filiera Italiana Foraggi era presente con un gazebo allestito per l’occasione che ha richiamato l’interesse di diversi operatori. Un’importante occasione per far conoscere il marchio di AIFE/Filiera Italiana Foraggi e soprattutto i servizi che mette a disposizione dei suoi associati attuali e futuri.

Un momento delle dimostrazioni in campo

(foto TerraèVita, Edagricole-Tecniche Nuove)

Il gazebo di AIFE/Filiera Italiana Foraggi

Alcune delle macchine agricole esposte durante la manifestazione


RAVENNA, 10 MAGGIO 2022

INTERVISTA A EIKO DUURSEMA PRESIDENTE CIDE

“Più aiuti comunitari al settore per raggiungere l’autosufficienza europea nella produzione di proteine vegetali”

Da oltre 10 anni Eiko Duursema è presidente di CIDE, la Commissione Intersindacale dei Disidratatori Europei che rappresenta le più importanti Associazioni nazionali di essiccazione e disidratazione dei foraggi del Vecchio Continente in rappresentanza dei Paesi maggiori produttori. All’interno di CIDE l’Italia, che con una produzione di circa 1 milione di tonnellate/anno si posiziona come secondo produttore europeo dopo la Spagna, è rappresentata da AIFE/Filiera Italiana Foraggi. Dottor Duursema, qual è lo stato di salute del settore dei foraggi essiccati in Europa? “Il nostro comparto è nato in Europa circa 85 anni fa. Nel corso di questo periodo ha vissuto e superato molte situazioni complesse, dimostrando però sempre di possedere la necessaria flessibilità per dare le giuste risposte a un mondo in continua evoluzione. Ne è una dimostrazione la capacità di rispondere adeguatamente al processo legato alla transizione energetica passando dal petrolio al gas, dal gas al carbone e dal carbone alle biomasse e al gas verde. Dobbiamo poi aggiungere che non più di una decina di anni fa, con la progressiva riduzione del contributo UE che arrivò di fatto ad azzerarsi, in molti ritenevano che l’80% delle aziende sarebbe scomparso. In realtà quello stesso 80% è sopravvissuto senza più godere degli aiuti comunitari riuscendo invece a migliorare l’efficienza dei suoi impianti e conquistando in questo modo nuove fette di mercato”. Quanto stanno pesando sul comparto i vertiginosi rincari energetici, uniti a quelli dei container per il trasporto e alle conseguenze legate ai cambiamenti climatici e quali sono le “armi” a disposizione per contrastare questa difficile congiuntura? “L’enorme aumento dei costi di produzione registrati negli ultimi mesi rappresenta anche per il nostro comparto una grave minaccia. Gli incrementi poi non riguardano solo l’energia e i container per il trasporto, ma anche i crediti di carbonio. La volatilità che caratterizza questi mesi così difficili rende tutto molto incerto e credo che fino a quando non si troverà un accordo di pace tra Russia e Ucraina la situazione purtroppo non migliorerà. Per le aziende di essiccazione e disidratazione dei foraggi che aderiscono a CIDE è allora importante che il prezzo di mercato riesca a coprire i nuovi, aumentati costi di produzione”. La sostenibilità ambientale rappresenta una delle più importanti priorità. Come può essere rispettata con una quota di proteine vegetali importate, parliamo soprattutto di soia, che a livello europeo oscilla tra il 60 e il 70%? “In Europa il sostegno alla produzione di proteine vegetali è insufficiente. Ritengo che gli agricoltori europei dovrebbero trarre da un ettaro di erba medica/trifoglio lo stesso reddito ottenuto da un ettaro di grano o mais, un obiettivo che per essere centrato necessita però di un aiuto importante a livello comunitario: è questo l’unico modo per raggiungere l’autosufficienza produttiva europea di proteine vegetali”.

L'autosufficienza produttiva europea di proteine vegetali si potrà raggiungere solo con un importante sostegno comunitario
Secondo Eiko Duursema l'erba medica essiccata e disidratata deve essere al centro di un processo continuo di valorizzazione all'insegna dell'efficenza e della sostenibilità

La guerra attualmente in atto sta mettendo a rischio la consegna di frumento da parte dell’Ucraina: quali conseguenze ritiene potrà avere questa situazione sul settore dei foraggi essiccati? “L’aumento di superfici seminate a orzo e grano renderà più difficile al settore della disidratazione stipulare contratti con gli agricoltori che anziché seminare erba medica hanno preferito orientarsi verso altre colture cerealicole”. Quali sono le azioni e/o le iniziative che Cide ha in serbo per favorire un aumento a livello europeo delle superfici coltivate a foraggi, erba medica in primis, anche in funzione di quanto prevede la nuova Pac, contrastando le conseguenze delle gravi crisi internazionali che stiamo attraversando? “Penso che CIDE, le Associazioni nazionali e quelle degli agricoltori debbano focalizzarsi su alcuni aspetti quali: richiedere un minor aggravio fiscale sui prodotti energetici; autorizzare la coltivazione di colture azoto-fissatrici come l’erba medica sui terreni in set-aside e nelle superfici marginali definite dalla nuova Pac; fornire un forte sostegno alle misure di risparmio energetico e ai progetti legati alla transizione energetica come i pannelli solari, i bruciatori a biomasse, gli impianti destinati alla produzione di gas verde e idrogeno; innovare il prodotto e il mercato valorizzando i nostri prodotti disidratati e ultimo, ma non per importanza, continuare e aumentare l’efficienza e la sostenibilità della nostra produzione”.


ROMA, 2 APRILE 2022

CONGRESSO NAZIONALE 2022

In occasione del Congresso Nazionale della XXI Legislatura dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati, il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Gian Luca Bagnara, ha ricevuto il Premio Nazionale alla Scienza e alla Tecnica Agricola, Alimentare e Ambientale.

Nella motivazione del premio si legge “La categoria, tutta la categoria, ha ritenuto di riconoscere la tua sensibilità, il tuo impegno e la tua alta professionalità per affermare e consolidare l’identità della nostra storica professione”


VERONA, 2 MARZO 2022

FIERAGRICOLA 2022

L’intervento di Riccardo Severi, vicepresidente AIFE, al convegno “Nuova Pac: sarà addio al mais? Quali le colture alternative?” che si è svolto il 2 marzo 2022 a Verona, durante l’ultima edizione di Fieragricola.
Clicca sul bottone per rivedere il convegno

RIVEDI IL CONVEGNO

RIMINI, 17 DICEMBRE 2021

Centro Congressi Grand Hotel

A due anni di distanza dall’ultimo incontro gli associati AIFE/Filiera Italiana Foraggi sono tornati a incontrarsi in presenza.

Il presidente Gianluca Bagnara e il vicepresidente Riccardo Severi hanno illustrato gli importanti progetti avviati in questi due anni che puntano a valorizzare l’erba medica e le foraggere prodotte in Italia, con l’obiettivo di caratterizzarle come un valore in sé.
Un incontro molto partecipato nel massimo rispetto delle norme antiCovid previste, dove la discussione finale è stata animata da una serie di interventi che a vario titolo hanno coinvolto tutti i partecipanti


MEDI-C-A-RBONIO

MEDI-C-A-RBONIO

CONTABILIZZAZIONE DELLE EMISSIONI E SEQUESTRI DEL CARBONIO NEL PROCESSO PRODUTTIVO DEL FORAGGIO
DA PRATO DI ERBA MEDICA PER VALUTARNE IL CONTRIBUTO ALLA MITIGAZIONE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI


VALORIZZAZIONE DELL'ERBA MEDICA

VALORIZZAZIONE DELL'ERBA MEDICA

Gianluca Bagnara, presidente AIFE/Filiera Italiana Foraggi:
“La valorizzazione dell’erba medica italiana è un patto strategico tra agricoltura e zootecnia”

Lo ha dichiarato durante l’incontro svoltosi il 10 settembre scorso al SANA di Bologna, dove l’Associazione è stata protagonista di un evento voluto e ospitato dalla Regione Emilia Romagna nel corso del quale è stato presentato al pubblico il progetto Medi-C-A-Rbonio

 

Ravenna, 13 settembre 2021.

Riconnettere la zootecnia con l’agricoltura per garantire la sostenibilità. È su questo concetto che si è dipanato l’incontro, svoltosi venerdì 10 settembre al SANA di Bologna, promosso da AIFE/Filiera Italiana Foraggi. Incontro voluto dalla Regione Emilia Romagna, che lo ha ospitato all’interno del suo stand nel corso della 33ma edizione del Salone Internazionale del Biologico e del Naturale tenutosi in presenza nel rispetto delle norme antiCovid previste.

Qui il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Gianluca Bagnara, nel fare gli onori di casa ha illustrato il progetto Medi-C-A-Rbonio (acronimo di contabilizzazione delle emissioni e sequestri del carbonio nel processo produttivo del foraggio da prato di erba medica per valutarne il contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici) realizzato nell’àmbito del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Emilia Romagna che vede il coinvolgimento di 40 aziende produttrici di erba medica associate AIFE/Filiera Italiana Foraggi e del CRPA di Reggio Emilia (Centro Ricerche Produzioni Animali) nel ruolo di partner scientifico.

Giunto ormai alla metà del suo percorso biennale, “il progetto vuole evidenziare e documentare i plus di sostenibilità ambientale dei foraggi da prati di erba medica valutando il contributo che le foraggere poliennali possono fornire al sequestro di carbonio nel suolo – ha spiegato Bagnara -Questo avverrà raccogliendo gli elementi di sostenibilità che saranno poi documentati anche a supporto di una certificazione ecologica: il made green in Italy. Il nostro Paese importa circa il 90% di alimenti proteici destinati alla zootecnia. Si tratta di un dato che deve farci riflettere soprattutto oggi alla luce dei rincari che mais e soia, in gran parte di importazione, stanno registrando e che sono quantificabili in un +60%; questo significa che i costi della mangimistica superano il 60% del valore di produzione con una inevitabile ricaduta negativa su quelli delle aziende zootecniche che vedono annientare di fatto il loro margine di redditività. In questo quadro la produzione di erba medica, che in tema di emissioni produce un cinquantesimo di CO2 equivalente rispetto alla soia importata, si inserisce con un ruolo strategico in risposta alla sostenibilità, alla redditività e alla competitività. A maggior ragione se, come è nella finalità del progetto Medi-C-A-Rbonio, sarà possibile ottenere la certificazione ecologica di prodotto made green in Italy, rilasciata dal ministero della Transizione Ecologica al quale all’inizio dello scorso mese di agosto abbiamo presentato la relativa domanda favorendo l’avvio dell’iter di implementazione per definire il protocollo di utilizzo”.

E di scelta strategica ha parlato nel suo intervento anche Duccio Caccioni, direttore del Centro Agroalimentare di Bologna, secondo il quale “il tema della produzione di erba medica nel nostro Paese è di estremo interesse non solo per l’elevato livello di salubrità delle produzioni che si ottengono dalla trasformazione lattiero-casearia – ha affermato – ma anche in termini di sostenibilità ambientale ed economica. Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno dettando un’agenda molto preoccupante, basti ricordare che negli ultimi sessant’anni si sono persi 12 milioni di ettari di superfici coltivabili, pari a Piemonte, Lombardia e Sicilia messe insieme. Un quadro in cui l’abbandono dei terreni collinari e montani assume purtroppo il ruolo di protagonista con le conseguenze ambientali cui ogni anno siamo costretti ad assistere. La montagna e la collina rappresentano invece un patrimonio da difendere e valorizzare – ha sottolineato Caccioni – dove la produzione di coltivazioni foraggere rappresenterebbe un grande plus in termini produttivi e paesaggistici. Quest’anno supereremo la quota di 50 miliardi di euro di export agroalimentare, una cifra che solo una ventina di anni fa non superava la metà e che, a mio avviso, ha tutti i connotati per raddoppiare nel giro di pochi anni. Ma l’interessante fenomeno a cui stiamo assistendo proprio in questi ultimi tempi riguarda la crescente richiesta di prodotto italiano anche da parte del mercato nazionale. L’esempio più eloquente arriva dai pastai che con sempre maggiore insistenza richiedono grano made in Italy. Anche per questo la produzione di colture foraggere, e di erba medica in particolare, va incentivata, per affermare un valore indiscutibile facendone una questione strategica e non di puro marketing”.

“Il made green in Italy è uno schema di valutazione e comunicazione ambientale promosso e gestito dal ministero della Transizione ecologica finalizzato alla valorizzazione delle qualità ambientali dei prodotti italiani – ha dichiarato Pier Luigi Porta, ricercatore ENEA – Il Regolamento su cui si basa è entrato in vigore nel 2018 e definisce le modalità di calcolo e comunicazione delle prestazioni ambientali legate ai prodotti che intendono ottenere il marchio. Con il Product environmental footprint (Pef), la Commissione ha voluto armonizzare il modo in cui vengono calcolate le prestazioni ambientali dei prodotti e dei servizi, stabilendo i criteri dell’analisi di impatto potenziale sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. Le Regole di categoria di prodotto attualmente in sviluppo riguardano anche i foraggi essiccati”.

Sono circa 30 gli impianti di trasformazione dove viene conferita l’erba medica prodotta su 90mila ettari di superficie distribuiti tra Emilia Romagna, Marche, Veneto, Lombardia, Lazio, Umbria, Toscana e Abruzzo. AIFE/Filiera Italiana Foraggi rappresenta il 90% della totalità dei foraggi essiccati e disidratati con una produzione che si aggira intorno a 800.000tonnellate/anno, pari al 10% del totale nazionale, seconda in Europa dopo la Spagna che tocca 1,3 milioni di tonnellate. Circa il 60% della produzione di AIFE/Filiera Italiana Foraggi è destinata all’estero e il trend è in costante crescita; il fatturato aggregato dell’Associazione si aggira intorno ai 250milioni di euro/annuo ma con il giro di affari dell’intera filiera e dell’indotto la cifra raggiunge i 450 milioni. Circa 13.500 sono le persone che vi lavorano: 1.500 dipendenti, 8.000 agricoltori e 4.000 tra terzisti e fornitori. Numeri che da soli parlano dell’importanza del settore.


MEDI-C-A-RBONIO

MEDI-C-A-RBONIO

CONTABILIZZAZIONE DELLE EMISSIONI E SEQUESTRI DEL CARBONIO NEL PROCESSO PRODUTTIVO DEL FORAGGIO
DA PRATO DI ERBA MEDICA PER VALUTARNE IL CONTRIBUTO ALLA MITIGAZIONE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI